«I mambricesi li chiamano apatici e ignoranti, se va bene, collusi e con mentalità mafiosa, se va male. Ma sono tutti in trappola, a negoziare dove stare ogni giorno.
«I mambricesi li chiamano apatici e ignoranti, se va bene, collusi e con mentalità mafiosa, se va male. Ma sono tutti in trappola, a negoziare dove stare ogni giorno. Tu che vorresti solo vivere bene, il tuo mantra, in mezzo a uno stato, una chiesa e una mafia che almeno in una cosa si assomigliano: quell’ambiguità, quell’ambivalenza, per cui tutti possono avere tante facce e per cui tutto si può negoziare, soprattutto l’onore.
Per parlare di Mambrici, paese di fantasia dove le storie sono però tutte realmente accadute, possiamo usare lo sguardo di un suo abitante, una persona onesta, nata e cresciuta a Mambrici, appunto, dove ancora abita o spesso torna. Tra mafia, processi, collusioni, inciampi e apatia, a Mambrici oggi non si va neanche più volentieri in piazza al bar.
I mambricesi saranno sì e no duemila. Non sembrano soffrire di stare ai margini della storia e del progresso. Non lo salverebbero nemmeno i santi scesi dal paradiso, Mambrici, ma i suoi abitanti sanno che in fondo è normale. Perché normale significa frequente, atteso, prevedibile. Accanto a Lui durante il funerale di quella donna c’era il signor Marchio. Un’altra brava persona, che non si capisce se chiude un occhio o l’occhio non gli funziona proprio, ma sta sempre a cavallo delle strisce, sempre ambiguo, un po’ con loro, un po’ no. Al seggio elettorale con il fratello di Lui anni fa, candidato a sindaco. Davanti alle telecamere come vittima di ’ndrangheta.
Quella donna del funerale, che non vedeva via d’uscita, forse un po’ ti assomiglia, in certi momenti, e un po’ assomiglia a tutti i mambricesi. S’era affidata al prete, ma il prete qui condanna chi denuncia. E ora è in carcere pure il prete: la magistratura nell’ultima retata ha arrestato sia il prete sia un’altra donna che al prete si era affidata, ma che faceva d’autista a Lui.