Il comune denominatore è l'avversione alle politiche europee del Green Deal, ma in ogni Stato la "protesta dei trattori" assume connotazioni diverse
Le proteste degli agricoltori stanno gradualmente arrivando alla loro fase più acuta in molti paesi europei. L'assedio di Parigi è lo slogan minacciato dagli agricoltori francesi, in Germania i porti nel nord del paese sono bloccati. In Italia si sono registrati momenti di tensione con le forze dell'ordine a Orte; a Catanzaro un uomo è morto in auto per un malore mentre era bloccato nel traffico creato dai trattori.
Una rabbia rurale le cui caratteristiche più evidenti sono la sua diffusione quasi simultanea in gran parte del cuore dell'Europa e la forte dimensione anti-europeista.
Le ragioni delle proteste non sono però totalmente uniformi. Le specificità del settore primario nei singoli Paesi hanno la loro importanza, e perdere di vista le motivazioni legate ai governi nazionali significa collocare la rabbia di agricoltori e allevatori in un quadro molto poco preciso. In Italia le ragioni della protesta risiedono principalmente in un livello di retribuzione giudicato inadeguato e nel ricollocamento dei sussidi.
"Le grandi confederazioni agricole ci hanno tradito - ha dichiarato pochi giornio fa Calvani - Una delle ragioni principali della nostra mobilitazione è proprio contro di loro. Speriamo vengano azzerate e commissariate. Si sono sedute e prostrate ai diktat. I loro capi prendono stipendi milionari all'anno e noi stiamo morendo di fame".Il buco di bilancio nelle casse tedesche
In Germania, molte delle grane per il settore agricolo derivano dal buco di bilancio di circa 60 miliardi emerso a seguito della sentenza della Corte Costituzionale tedesca. Un buco che il governo Scholz vuole sanare tramite duri tagli alle sovvenzioni e rincari fiscali, molti dei quali colpiranno proprio l'agricoltura.
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